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Dieta per aumentare la fertilità femminile e maschile: esempio

Un esempio di dieta per aumentare la fertilità maschile e femminile fu stilato dal prof Chavarro alla fine degli anni 90. Nel 1989 un grande studio prospettico (NHS-II Nurses’ Health Study) prese in esame 11600 donne di età compresa fra i 25 e i 42 anni per valutare quale relazione ci fosse tra l’alimentazione e la fertilità e se alcuni modelli dietetici potessero essere utilizzati come dieta per accrescerla. Lo studio venne condotto fino al 1999. Gli autori dimostrarono una forte correlazione fra il tipo di alimentazione e la fertilità. In particolare, notarono che alcune abitudini alimentari determinavano un abbassamento del 66% delle cause di infertilità dovute a disturbi ovulatori e una diminuzione del 27% del rischio di infertilità per altre cause. Gli autori chiamarono questo modello dietetico: “Dieta della fertilità”. Questa dieta era caratterizzata da:

- maggiore assunzione di proteine da fonti vegetali a discapito delle proteine animali;

- un maggior apporto di grassi monoinsaturi come l’olio d’oliva con una netta diminuzione dei grassi trans presenti per esempio nelle margarine;

- una maggiore attenzione alla quantità e alla qualità dei carboidrati;

- maggiori assunzioni di ferro, di acido folico e vitamine del gruppo B;

- raggiungimento di un peso sano attraverso l’alimentazione e una attività fisica moderata;

- minore consumo di alcol e caffeina;

- essere fisicamente attivi durante la quotidianità.

Negli anni, numerosi studi scientifici hanno permesso di capire che non è un solo alimento a fare la differenza, ma tutta una serie di strategie che bisogna mettere in atto affinché si possa avere un miglioramento della fertilità e aumentare quindi le possibilità di concepire un bambino, sia naturalmente sia con tecniche di procreazione medicalmente assistita.

1. Dieta mediterranea per aumentare la fertilità

A oggi, due studi hanno esaminato la relazione tra l’alimentazione e il rischio di infertilità. Nel NHS-II, precedentemente descritto, le donne che avevano un alto tasso di fertilità davano priorità a maggiori assunzioni di proteine da fonti vegetali, latticini interi, ferro. L’alimentazione di queste donne mostrava un maggiore apporto di acidi grassi monoinsaturi (olio di oliva) e pochi grassi trans, un basso apporto di proteine di origine animale, un minore carico glicemico alimentare e latticini a basso contenuto di grassi.

Allo stesso modo, uno studio tra le donne nel progetto Seguimiento Universidad de Navarra, ha rilevato che le donne con la più alta aderenza a una dieta in stile mediterraneo, caratterizzata da un maggiore apporto di verdura, frutta, pesce, pollame, alimenti a basso contenuto di grassi, latticini e olio d'oliva, aveva la metà delle probabilità di dover cercare aiuto medico per la difficoltà a rimanere incinte.

Nonostante la dieta mediterranea sia stata associata a un aumento della fertilità, questo tipo di alimentazione non è così diffuso come si pensa. Molte persone tendono a credere che vivere nell’area mediterranea significhi seguire questo regime alimentare mentre è vero il contrario: attualmente, in Italia, pochissime persone seguono questo regime. La stragrande maggioranza segue un tipo di alimentazione di stampo occidentale ricca di zuccheri, grassi animali, prodotti lavorati. Inoltre, lo stile mediterraneo impone una attività fisica regolare: i nostri nonni, oltre a mangiare secondo i dettami della dieta mediterranea, erano spesso in deficit calorico in quanto si muovevano tantissimo, dal momento che nella stragrande maggioranza facevano lavori manuali. Questi aspetti sono importanti da considerare, in quanto la dieta mediterranea non è solo uno stile alimentare ma è anche uno stile di vita. In base a questi preconcetti si capisce come si tende a interpretare in modo incompleto il concetto di stile mediterraneo.

Purtroppo, attualmente, per motivi culturali e lavorativi, il nostro dispendio energetico è molto diminuito rispetto a qualche decennio fa e costruire una vita in base allo stile mediterraneo è molto difficile. Aderire dunque a uno stile mediterraneo significa prediligere la qualità degli alimenti, in particolare cereali integrali (in assenza di colon irritabile), legumi, olio d’oliva, pesce, grassi e proteine vegetali, e significa anche fare attenzione alle quantità rispetto al proprio dispendio energetico: più siamo sedentari e più le quantità devono essere commisurate.

 

2. Esempio di dieta mediterranea per aumentare la fertilità

Colazione

pane integrale con avocado spalmato e tisana ai mirtilli

Spuntino metà mattinata

mandorle, noci e semi di lino con yogurt fermentato intero

Pranzo

Insalatona di riso venere con salmone selvatico e avocado e olio extravergine di oliva

Spuntino metà pomeriggio

Estratto di verdure e frutta (cavoli, broccoli, kiwi e mirtilli)

Cena

Petto di pollo saltato con asparagi e mandorle con olio extravergine di oliva

 

3. Dieta low-carb e chetogeniche per aumentare la fertilità

Spesso l’infertilità è associata a sovrappeso, insulinoresistenza e ovaio policistico. A causa della concomitanza di questi tre fattori è necessario intraprendere nel breve periodo una dieta che sia non solo ipocalorica, ma anche a basso contenuto di carboidrati, per accelerare il processo di guarigione da queste problematiche. A questo proposito sono un’ottima strategia le diete low-carb e le diete chetogeniche.

Negli ultimi decenni, le diete a basso contenuto di carboidrati (LCD) e le diete chetogeniche (KD) hanno raggiunto una certa popolarità, non solo all'interno della comunità scientifica ma anche tra il pubblico in generale, grazie anche all’uscita di libri dedicati o discussioni sui social network, che hanno reso questi regimi molto popolari. Questi approcci dietetici hanno dimostrato grande efficacia per la perdita di peso e un’azione benefica nei casi di disturbi ovulatori. Ma ci sono prove crescenti che suggeriscono che è necessaria un’estrema cautela quando si intraprendono questi tipi di dieta, specialmente quando si pianifica di seguirli per lunghi periodi di tempo. È necessario affidarsi a professionisti e non al fai da te.

La differenza fra le diete low-carb e le diete chetogeniche riguarda essenzialmente la quantità di carboidrati assunti. Nelle diete chetogeniche la quantità è meno di 20 g al giorno (sebbene alcuni utilizzino una soglia inferiore a 50 g), pari a circa il 10% dell'apporto energetico totale. La soglia per l'assunzione di carboidrati nelle diete low-carb, invece, è di 130 g al giorno, equivalente a meno del 26% dell'energia totale dai carboidrati.

In generale, maggiore è il grado di restrizione dei carboidrati, maggiore è il grado di chetogenesi: l'assunzione di carboidrati superiore a 50 g al giorno non è solitamente sufficiente per la chetogenesi. Quindi, "basso contenuto di carboidrati" e "chetogenico" non sono termini dietetici sinonimi, ma si sovrappongono.

Le linee guida attuali di consenso internazionale sulla gestione dietetica del sovrappeso, insulinoresistenza e ovaio policistico sostengono che la limitazione dei carboidrati è una strategia terapeutica legittima. Studi clinici durati anni hanno dimostrato che le diete a basso contenuto di carboidrati (in cui i grassi totali e saturi hanno sostituito i carboidrati) hanno avuto effetti benefici sull’eccesso di peso corporeo, sui lipidi (compresi colesterolo HDL e trigliceridi) e sul metabolismo del glucosio. Questi risultati arrivano proprio nel momento in cui nel panorama medico si sta iniziando a riconsiderare positivamente l’apporto dei grassi nell’alimentazione. Come ha affermato di recente un gruppo di esperti incaricato dal British Medical Journal per affrontare questa controversia: “Nonostante decenni di consigli dietetici secondo cui più basso è il contenuto totale di grassi più sana è la dieta, i ricercatori e le autorità sanitarie pubbliche ora concordano sul fatto che considerare solo l’effetto dei grassi sulla salute non ha senso, e che devono invece essere considerati i diversi tipi di grassi e carboidrati”.

 

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Tags: Nutrizionista per la fertilità, Fertilità e alimentazione, Dieta per la fertilità

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